SALVEZZA ETERNA DELL'UOMO


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Volontà di Dio

RICERCA DI SE' E VOLONTA' DI DIO

VOLONTA' DI DIO
(Gesù Cristo il Verbo fatto Carne a Luisa Piccarreta)

"Figlio mio, il passaporto per entrare nella beatitudine che l’anima può possedere su questa terra deve essere firmato con tre firme, e queste sono la rassegnazione, l’umiltà e l’ubbidienza. La rassegnazione perfetta al mio Volere è cera che liquefa i nostri voleri e ne forma uno solo, è zucchero e miele; ma per ogni resistenza al mio Volere la cera si disunisce, lo zucchero si rende amaro e il miele si converte in veleno. Or, non basta essere rassegnata, ma l’anima deve essere convinta che il maggior bene per sé ed il maggior modo di glorificarmi è il far sempre la mia Volontà. Ecco la necessità della firma dell’umiltà, perché l’umiltà produce questa conoscenza. Ma chi nobilita queste due virtù? Chi le fortifica, chi le rende perseveranti, chi le incatena insieme in modo da non potersi separare, chi le incorona? L’ubbidienza! Ah, si, l’ubbidienza, distruggendo affatto il proprio volere e tutto ciò che è materiale, spiritualizza tutto e come corona si pone intorno. Onde la rassegnazione e l’umiltà senza l’ubbidienza saranno soggette ad instabilità, ma con l’ubbidienza saranno fisse e stabili. Ed ecco la stretta necessità della firma dell’ubbidienza, per fare che questo passaporto possa correre per passare al regno della beatitudine spirituale, che l’anima può godere di qua. Senza queste tre firme, il passaporto non avrà valore e l’anima sarà sempre respinta dal regno della beatitudine e sarà costretta a stare nel regno dell’inquietudine, dei timori e dei pericoli, e per sua disgrazia avrà per dio il proprio io, e quest’io sarà corteggiato dalla superbia e dalla ribellione"…
"La orazione vocale serve a mantenere la corrispondenza; la meditazione interna deve servire di alimento per mantenere la conversazione tra Dio e l’anima".
"Figlio mio, come gli occhi sono la vista del corpo, così la mortificazione è la vista dell’anima; sicché si può dire occhi dell’anima la mortificazione." "La mortificazione produce la gloria. Chi vuol trovare la fonte di tutti i piaceri deve allontanarsi da tutto ciò che può a Dio dispiacere." "Figlio mio, la prima mina che si deve minare nell'interno dell'anima è la mortificazione; quando questa mina si getta nell'anima atterra tutto ed immola tutto a Dio. Perché nell'anima ci sono come tanti palazzi, ma tutti di vizi, come sarebbe l'orgoglio, la disubbidienza, con tanti altri vizi, e la mina della mortificazione atterrando tutto riedifica tanti altri palazzi di virtù, immolandoli e sacrificandoli tutti alla gloria di Dio."
La pace è il sorriso Divino che scuote l’anima da ogni torpore. La pace è luce, e tutto ciò che l’anima pensa, parla ed opera, è luce che manda, e il nemico non può avvicinarsi, perché si sente colpito da questa luce, ferito ed abbagliato e per non restare cieco è costretto a fuggire. La pace è dominio, non solo di sé stesso, ma degli altri; sicché dinanzi ad un’anima pacifica restano o conquisi o confusi ed umiliati. Perciò, o si fanno dominare restando amici, o si partono confusi, non potendo sostenere la dignità, l’imperturbabilità, la dolcezza di un’anima che possiede la pace; anche i più perversi sentono la potenza che contiene.
“Questi scritti li posso chiamare lo sfogo del mio amore, follie, deliri, eccessi del mio amore, con cui voglio vincere le creature, affinché ritornino nelle mie braccia per farla sentire quanto l'ama e per maggiormente farle conoscere quanto l'ama,
voglio giungere all'eccesso di darle il gran dono della mia Volontà come vita, perché solo con essa, l'uomo potrà mettersi al sicuro e sentire le fiamme del mio amore, le mie ansie di quanto l'amo. Sicché chi leggerà questi scritti coll'intenzione di trovare la verità sentirà le mie fiamme e si sentirà trasformata in amore e mi amerà di più. Chi poi li leggerà per trovare cavilli e dubbi la sua intelligenza dalla mia luce e dal mio amore resterà accecato e confuso. Figli miei il bene che le mie verità producono, hanno due effetti uno contrario all'altro: ai disposti é luce per formare l'occhio nella sua intelligenza e vita per dar vita di santità, che le mie verità racchiudono, agli indisposti li accieca e li priva del bene che le mie verità racchiudono."
"Figlio mio, quello che voglio da te è di non più riconoscerti in te stessa, ma di riconoscerti solamente in Me; sicché di te non più ti ricorderai, né avrai più riconoscenza di te, ma ti ricorderai di Me; e disconoscendo te stessa acquisterai la mia sola riconoscenza. A misura che oblierai e distruggerai te stessa, così avanzerai nella mia conoscenza e ti riconoscerai solamente in Me. Quando avrai fatto tutto ciò, non penserai più con la tua mente, ma con la mia; non guarderai con i tuoi occhi, non parlerai con la tua bocca, né palpiterai con il tuo cuore, né opererai con le tue mani, né camminerai coi tuoi piedi, ma guarderai coi miei occhi, parlerai con la mia bocca, palpiterai col mio Cuore, opererai con le mie mani, camminerai coi miei piedi... Perché ciò avvenga, cioè, per riconoscerti solamente in Dio, l’anima ha bisogno che vada alla sua origine e che ritorni al suo principio, Iddio, donde uscì, e che uniformi tutta sé stessa al suo Creatore; e tutto ciò che ritiene di sé stessa e che non è conforme al suo Principio lo deve disfare e ridurre al nulla. In questo solo modo, nuda, disfatta, può ritornare alla sua origine e riconoscersi sola in Dio, e operare secondo il fine per cui è stata creata. Ecco, perciò, che per uniformarsi tutta in Me, l’anima deve rendersi invisibile con Me". "Il pensare a sé stesso è lo stesso che uscire da Dio e ritornare a vivere in sé stesso. Poi, il pensare a sé stesso non è mai virtù, ma sempre vizio, fosse anche sotto aspetto di bene."
"
Figlio mio, il pensiero di voi stessi accieca la mente e vi forma una specie d’incanto umano, e questo incanto umano forma una rete intorno all’uomo. Questa rete è formata di debolezza, di oppressioni, di malinconie, di timori e di tutto ciò che di male contiene l’umana natura. E quando più si pensa a sé stesso, anche sotto aspetto di bene, più fitta si fa la rete e più accecata l’anima vi resta. Mentre il non pensare a sé stesso ed il pensare a Me solo e solo ad amarmi, siano qualunque le cose, è la luce alla mente e vi forma un dolce incanto divino; vi fa pure la sua rete, e questa rete è formata tutta di luce, di fortezza, di gaudio, di fiducia, insomma di tutti i beni che posseggo Io stesso. E quanto meno si pensa a sé stesso, più fitta si forma la rete, sicché non più si riconosce... Quanto è bello vedere l’anima ravvolta in questa rete che vi ha tessuto l’incanto Divino! Come è piacevole, graziosa e cara a tutto il Cielo! Viceversa è l’anima che si fissa in sé stessa." Figlio mio, il pensiero di sé stesso impiccolisce l’anima, e dalla sua piccolezza misura la mia grandezza e quasi vorrebbe restringermi. Invece, chi non pensa a sé stesso, pensando a Me, s’ingrandisce nella mia immensità e Mi rende l’onore a Me dovuto." Figlio mio, se sapessero le anime il male che fanno certe riflessioni proprie...! Incurvano l’anima, l’abbassano, le fanno tenere la faccia rivolta a sé stessa; e più si guardano, più umane diventano; più riflettono, più sentono le miserie e più ammiseriscono... Mentre il solo pensiero di Me, di amarmi, di starsi abbandonata tutta in Me, fa diritta l’anima, e col tenere la faccia a guardare Me solo, s’innalzano e crescono; più Mi guardano, più Divine diventano; quanto più riflettono su di Me, più si sentono ricche, forti, coraggiose. L’unione col Divino Volere porta l’anima alla dimenticanza di sé stessa e alla contemplazione di Dio."
"…La volontà dell’uomo è quello che più rassomiglia al suo Creatore. Nella volontà umana ci ho messo parte della mia Immensità e della mia Potenza, e dandole il posto d’onore l’ho costituita regina di tutto l’uomo e depositrice di tutto il suo operato. Come le creature tengono le casse dove conservare la loro roba, per tenerla custodita, così l’anima tiene la sua volontà per conservare e custodire tutto ciò che pensa, che dice e che opera; neppure un pensiero sperderà. Ciò che non può fare con l’occhio, con la bocca, con le opere, lo può fare con la volontà; in un istante può volere mille beni e mille mali. La volontà fa volare il pensiero al Cielo, nelle parti più lontane, e fin negli abissi. Si può impedire che operi, che veda, che parli, ma tutto ciò lo può fare nella volontà."

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