SALVEZZA ETERNA DELL'UOMO


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PREMESSE Post 2012

PREMESSE Post 2012
(segue ANNO2012 - ANNO2013/1 - ANNO2013/2)
(Dalla fine dell'anno 2013 gli articoli sono nel BLOG " Mistero Uomo"
ANNO 2012
Salvezza eterna o morte eterna

(Spunti dai neuroni specchio di Vittorio Gallese)


Dall’istante del concepimento
“il Figlio di Dio” (cioè, Dio stesso: Eterno, Infinito, Onnipotente) era disceso nel grembo di Maria unendosi indissolubilmente alla “natura umana” di Gesù Cristo (già dotato, oltre che del corpo, anche di una intelligenza e di una volontà umana, cioè di un’anima spirituale da quel primo istante del concepimento), quindi spirito, anima e corpo embrionale. Così è avvenuto ed avverrà per tutte le creature umane su questa Madre Terra.
Fin dal concepimento ogni uomo è una triade (spirito, anima e corpo), ossia un “essere umano vivente”, già dotato di tutte le sue componenti fisiche e psichiche (già programmate nel DNA iniziale, unico e irripetibile).
Recita Giobbe12-10 che “
Egli (Dio) ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio d'ogni carne umana”, appaiono quanto mai appropriate anche le parole di Gesù sull’esistenza dell’anima e la sua immortalità: “Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?”.
Il ricercatore Vittorio Gallese ha scoperto che un tipo particolare di cellule,
i neuroni specchio, sono dotate della particolarità di attivarsi sia quando osserviamo un'azione sia quando la compiamo noi stessi. Trovano così spiegazione molti dei nostri comportamenti individuali e sociali, ma ciò comporta anche una trasformazione nel modo di intendere percezione, azione e cognizione, dato che lo studio dei neuroni specchio mostra che le aree del cervello deputate all'agire sono in grado anche di percepire e di conoscere. Il neurone specchio è un neurone specifico che si attiva sia quando si compie un'azione sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri, in particolare tra animali della stessa specie. Il neurone dell'osservatore "rispecchia" il comportamento dell'osservato, come se stesse compiendo l'azione egli stesso.
Per questo motivo, ultimamente, ho inserito e continuo ad inserire in questo sito web del 2010 ed i due Blog, elencati nella "home page", molti filmati dall'Esodo all'Apocalisse, dal Gesù di Zeffirelli al "The Passion" di Mel Gibson. Li potete trovare tutti in youtube.
Negli ultimi decenni l’e
splosione dell’uso massiccio di violenza, collera, rabbia, conflitti, suicidi ed omicidi nei mass media, come cinema, televisione, videogiornali, ed altri, ha implementato nei paesi occidentali dei comportamenti sempre più asociali o delinquenziali, a dimostrazione della scoperta di Vittorio Gallese. Sono convinto che i soggetti con il cuore di agnello ed in pace con se stessi non si lasciano influenzare da questi ricordi delinquenziali e molti soggetti con il cuore di pietra restano indenni, solo perché non si verificano, durante la loro vita, eventi tali da giustificare tali azioni malvagie.
Il “soffio di Dio”, presente in ogni essere vivente, è il principio di una vita psicofisica e vitale che ci rende “figli di Dio”, il “male”, il “peccato” ed in parte questi ricordi delinquenziali affievoliscono ed alla fine spengono questa sorta di respiro tra Dio e l’uomo. Allora “giunti alla fine dell’esistenza terrena” se avremo conservato quel respiro brillerà la Luce Divina, che è impressa nel nostro spirito, così che la triade corpo, anima e spirito siano intimamente uniti a Dio, ed avremo conquistato la “salvezza eterna”, salvandoci dalla “morte eterna”.
S. Gregorio di Nissa lo dice chiaramente: “L’umanità si compone di uomini dal viso d’angelo e di uomini che portano la maschera della bestia”. Così l’uomo può far ardere la fiamma dell’amore o il fuoco della geenna; può convertire il suo sì in un numero infinito di unioni; e può anche, con il suo no, spezzare il suo essere in infernali separazioni.
Gesù considera la salvezza dell’anima come la cosa più importante della vita dell’uomo. L’essere umano preferisce occuparsi di carriera, di denaro, di carriera, di successo, di soddisfazioni del corpo e di altre cose terrene. Gesù ci dice: “Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?” Se lo scopo della vita è godersi la vita, l’uomo perde di vista il vero scopo che è l’unione con il prossimo e l’amicizia con Dio. Perdendo l’anima, si perde Dio, si perde tutto! Vale, quindi, la pena di fare qualunque sacrificio per salvare l’anima, usando tutti i mezzi di grazia che ci sono dati, in particolare i sacramenti. Anche se la concupiscenza dell’uomo è indomabile e molte volte il peccato ha il sopravvento, la via della salvezza, anche se “stretta”, si spalanca con il pentimento, la conversione e la fede in Gesù.

L’uomo si deve impegnare ogni giorno per imboccare la via della salvezza, che rappresenta il suo primo dovere ed essa deve essere percorso nel modo più assiduo possibile, prima che la morte ci sorprenda. Gesù ci chiederà conto dell’amministrazione dei doni ricevuti da Lui, al fine di poterli investire per il bene comune. Gesù ci chiederà conto dell’amore che abbiamo dato al nostro prossimo, in conformità all’amore, alla carità ed alla misericordia donati da Lui.

ANNO 2013/1
Certezza della esistenza della VITA oltre la morte

(Spunti dal sito Christus Veritas)

Molti nostri fratelli si definiscono atei o agnostici o non credenti o indifferenti senza approfondire, in alcun modo, tutti gli aspetti legati alla vita , alla morte ed all'eternità. Vivacchiano, di giorno in giorno, seguendo tutte le loro emozioni contingenti senza soffermarsi mai al pensiero della eternità, della morte e della vita. Anche diversi fratelli credenti, che chiamiamo "cristiani tiepidi", frequentano la Chiesa, ma sono abbagliati da tante cose del mondo e finiscono per seguire i loro desideri, suggeriti dal corpo, tralasciando i moti del proprio spirito. La loro convinzione è che, in questa vita terrena, basta non far del male al prossimo (secondo l'uomo e non secondo Dio) per raggiungere la salvezza eterna. Ma il nostro Dio dall'Apocalisse 3,16 di dice : "Poichè sei tiepido cioè nè freddo nè caldo, IO stò per vomitarti dalla mia bocca". Molti giovani sono schiavi delle proprie passioni terrene e di tutto quello che offre la società moderna, pensando alla morte come ad un evento lontano o non pensandoci affatto per i troppi desideri giornalieri da soddisfare. L'uomo contemporaneo parla, parla ,parla su ciò che conosce e su ciò che non conosce, difendendo le proprie posizioni con l'intima convinzione di essere nella verità ed attaccando, a volte con ferocia, i pareri dei propri fratelli. In questo modo diventa sempre più difficile raggiungere la meta dell'umiltà, che ci porta a Gesù, che è l'unica via, verità e vita.
La certezza della sicura esistenza della vita al di là della morte è la sola via che porta questi nostri fratelli ad approfondire l'aspetto della eternità. In assoluto, per l'uomo non c'è problema più importante dell'esistenza della vita ultraterrena, eppure molti non se la pongono o addirittura la negano. Pascal dice : "Quella trascuratezza (di non pensare all’esistenza dell’al di là), in un affare in cui si tratta di loro stessi, della loro eternità, del loro tutto, mi irrita più che mi commuova; mi stupisce e mi spaventa; è un mostro per me". Dante Alighieri dice : "Fra tutte le bestialità ve n’è una stoltissima, vilissima e dannosissima ed è questa: credere che dopo questa vita non ve ne sia un’altra". Rousseau dice : "Se non avessi altra prova dell’immortalità dell’anima che il trionfo dei malvagi e l’oppressione dei buoni in questo mondo, ciò solo basterebbe ad impedirmi di metterla in dubbio". Omero dice : "Gli uomini pii vivono beati nell’altra vita" . Shakespeare dice : "Raccomando la mia anima al mio Dio Creatore, sperando e fermamente credendo che io sarò ammesso a partecipare alla vita immortale". Goethe dice : "Coloro che non sperano una vita futura, sono morti anche per la vita presente". Victor Hugò dice : "Io non cesserò mai di ripeterlo: la morte non è la notte, ma la luce; non è la fine, ma il principio; non è il niente, ma l’eternità". Perfino Mazzini parla di un’altra vita oltre la morte nella quale rivedremo per sempre i nostri cari defunti: "La verità della nostra fede mi è balzata agli occhi nei momenti i più solenni, i più terribili della vita: io so che ci rivedremo. La riunione delle nostre anime avrà luogo sotto l’ala di Dio. Vedrete tutti quelli che avete amato. Soffrite, dunque, mia buona madre e amica, soffrite rassegnatamente e con gli occhi fissi in quell’avvenire. Dio vi destina fuori di questa terra. Questa non è vita, abbiamo l’altra. Guai se questa fede mi mancasse. Ma la ho fermissima".
Senza una vita futura la nostra vita terrena sarebbe priva di significato. Il raggiungimento della felicità eterna, amando Dio e facendo la Sua volontà, dà significato alla nostra vita su questa nostra Madre Terra. La ragione stessa esige una vita ultraterrena in cui si faccia giustizia per tutte le violenze e le ingiustizie perpretate su questa nostra Madre Terra. C'è un consenso universale sull'esistenza dell'al di là. : (1) L' hanno creduta tutti i popoli e tutte le religioni di tutti i luoghi e in ogni tempo. (2) La maggior parte dei filosofi, degli scienziati, degli artisti, dei letterati e tutti i Santi. (3) La Bibbia ci dà la certezza della vita ultraterrena. (4) Molti sono venuti dall'altra vita : Gesù dopo la Resurrezione; Mosè ed Elia sul Monte Tabor; quando Gesù spirò sulla croce molti morti uscirono dai sepolcri e si fecero vedere per le vie di Gerusalemme; congiunti o parenti di diversi Santi.

Giovanni Paolo II per confermare in questa fondamentale verità coloro che sono nel dubbio, ha fatto emanare dalla "Congregazione per la difesa della fede" una dichiarazione sull’esistenza della vita eterna (nel 1979) in cui ci ricorda che l’anima è spirituale e quindi non morirà mai, e con la morte corporale l’anima entra nell’eternità. Alla fine del mondo ci sarà certamente la risurrezione dei corpi. Siamo certi che esiste il purgatorio e l’inferno ("ove una pena eterna attende per sempre il peccatore"), e il paradiso ove "noi saremo con Cristo e vedremo Dio", partecipi per sempre della sua gloria.
Soprattutto è venuto GESU’ dall’altra vita ed è venuto specialmente per assicurarci che esiste la vita oltre la morte. Nel suo insegnamento, contenuto nel vangelo, ad ogni passo parla della "vita eterna"; sovente parla del premio eterno e del castigo eterno, e della risurrezione dei corpi. Per raggiungere una eternità di gioia dobbiamo essere convinti della esistenza della eternità, sforzarci in ogni tempo di fare la volontà di Dio ed essere "irreprensibili" nel corpo, nello spirito e nell'anima; per far spalancare le porte della nostra anima a Dio è indispensabile la PREGHIERA GIORNALIERA.

Vai alle mie ----------> Preghiere scelte

Potete trovare tutti i consigli ed i concetti base sulle pagine Web :
http://medjugorje.altervista.org/index.php/archivio/sezione/pregare

- Alcuni consigli pratici per dare inizio ad una scuola di preghiera
- Necessità della preghiera
- Pregare è amare
- Gradi della preghiera

- Dieci regole per la preghiera
- Pentirsi:la preghiera di pentimento
- Ringraziare
- Amare
- Pregare con i salmi
- Intervista sulla preghiera
- Chiedere la preghiera di domanda e di intercessione


ANNO 2013/2
(Parole di Cristo a Santa Brigida, circa l'immutabilità ed eternità della sua giustizia e come, nella sua umanità, tale giustizia sia stata illuminata dalla carità. E come eserciti piamente la sua misericordia nei dannati e con dolcezza ammonisca alla misericordia i soldati prescelti.)


Io sono il vero Re. Nessuno è degno d'essere detto Re se non io, perché mio è ogni onore e potere. Son io che ho giudicato il primo Angelo, caduto per superbia, cupidità e invidia. Io, che ho giudicato Adamo, Caino e tutto il mondo, mandando il diluvio per il peccato. Io stesso sono, che permisi che il popolo d'Israele fosse condotto in schiavitù e con segni prodigiosi mirabilmente lo liberai da essa. In me era ed è ogni giustizia, senza principio né fine, né mai essa s'offusca in me, ma rimane sempre vera e immutabile, sebbene essa sembri in questo tempo più attenuata, quasi Dio fosse più paziente nel giudicare.
Ma questo non è cambiamento della mia giustizia, che mai muta, ma prova maggiore della mia carità. Con la stessa giustizia e verità di giudizio giudico ora il mondo, come quando permettevo che il popolo mio fosse schiavo in Egitto e lo afflissi nel deserto. Ma prima ch'io m'incarnassi, era nascosto l'amore, ch'era unito alla giustizia come luce nascosta o schermata da una nuvola. Assunta poi l'umanità, sebbene mutasse la legge data, non per questo mutava la giustizia, ma apparve più chiaro ed evidente l'amore, per mezzo del Figlio di Dio; e questo per tre ragioni.

La prima, perché era mitigata la Legge, già dura per i ribelli e gli ostinati e difficile per le richieste superbe. La seconda, perché il Figlio di Dio patì e morì. La terza, perché il giudizio ora ispirato più di prima dalla misericordia, sembri più longanime e più mite verso i peccatori.

Difatti appare molto rigorosa ed esigente la giustizia verso i progenitori e nelle acque del diluvio. Ma la stessa giustizia è con me e lo fu sempre, anche nella morte di quelli che perirono nel deserto. Ma ora si vedono di più la bontà e la carità, che allora ragionevolmente e misericordiosamente si nascondevano nella giustizia. Sebbene in modo più segreto, mai feci giustizia senza misericordia, né la faccio, né faccio misericordia-senza-giustizia.
Ora mi potrai domandare: qual è mai la misericordia che uso verso i dannati, se mai uso giustizia senza misericordia? Ti rispondo con un esempio. Poni che un giudice segga in giudizio e venga a lui il suo fratello per essere giudicato; a lui dice il giudice: Tu sei mio fratello ed io sono tuo giudice. Sebbene intimamente ti ami, non posso né conviene andare contro giustizia. Tu stesso vedi nella tua coscienza, secondo i tuoi meriti, ogni giustizia e secondo questo dunque bisogna giudicarti. Se fosse possibile evaderne, ben volentieri emetterei un giudizio favorevole.
Ebbene, io sono come quel giudice.
L'uomo è mio fratello per l'umanità. Venendo a me, in giudizio, la sua coscienza lo accusa della sua colpa e capisce quale sentenza l'aspetta. Io poi (lo so) perché sono giusto. Come nel paragone rispondo all'anima, che accusa se stessa. Tu vedi ogni ingiustizia nella tua coscienza, dì dunque: che cosa meriti? L'anima allora mi risponde: La mia coscienza emette il suo verdetto ed è che io merito il castigo, perché non ti ho obbedito. Ed io soggiungo: Io, tuo giudice, ho preso su di me ogni castigo e ti ho fatto conoscere il tuo rischio e la via da seguire per non arrivare al castigo. Giustizia infatti vuole che, prima di soddisfare la colpa, tu non entri in cielo; e io l'ho sopportata al tuo posto, perché tu ne eri incapace. Io ti ho mostrato attraverso i profeti tutto ciò che doveva accadermi e nulla di quanto essi predissero io omisi. Io ti ho mostrato tutto l'amore possibile, perché ti volgessi a me. Ma, poiché te ne sei allontanato, sei ora oggetto di giustizia, perché hai disprezzato la misericordia. E tuttavia sono tanto misericordioso, che morirei ancora una volta, se fosse possibile; più ancora patirei per te una pena maggiore di quella patita una sola volta sulla croce, piuttosto che giudicarti con quella giustizia. Ma per la giustizia non è possibile che io muoia di nuovo. La misericordia però dice che, se fosse possibile, volentieri lo farei per te. Ecco come io sono misericordioso e caritatevole anche coi dannati. Qualunque cosa faccio, la faccio in segno della mia carità. Fin dalle origini ho amato l'uomo, anche mentre apparivo adirato; ma nessuno bada ed è sensibile all'amor mio.
Adunque, perché sono giusto e misericordioso, avverto quelli che son detti soldati che invochino la mia misericordia, affinché non li raggiunga la mia giustizia, la quale è stabile come un monte, ardente come il fuoco, terribile come il tuono, improvvisa come un arco teso (con la freccia pronta).
Io li avverto in tre modi. Prima, come Padre ai figli, affinché tornino a me, perché sono il loro Padre e Creatore e darò loro l'eredità che è loro dovuta. Secondo, li prego come fratello, che si ricordino delle piaghe e delle opere mie e ritornino e li accoglierò come fratello. Terzo, come Signore li prego che tornino al loro Signore, cui giurarono fede, cui devono ossequio e cui si obbligarono con giuramento. Perciò, soldati, tornate a me vostro Padre, che con amore vi educai. Consideratemi vostro fratello per voi e fattosi con voi vostro simile. Tornate a me, mansueto Signore.
È una grande scorrettezza infatti dar fede ed ossequio ad un altro Signore. Voi infatti prometteste a me di difendere la mia Chiesa, e di aiutare i miseri; ed ecco prestate ossequio al mio nemico. Abbassate il mio vessillo e innalzate quello del mio nemico.
Perciò tornate a me, o soldati, con vera umiltà, perché vi allontanaste per superbia; se vi par duro soffrire qualcosa per me, pensate a quel che io feci per voi. Per voi andai alla croce, con piedi sanguinanti; per voi ebbi inchiodati le mani e i piedi; per voi non ho avuto compassione di nessuna delle mie membra e tutto questo voi trascurate ritirandovi da me. Tornate dunque e vi darò tre aiuti. Primo, la forza contro i nemici corporali e spirituali. Secondo, la magnanimità, per la quale non temerete che me, per cui vi parrà dolce lavorare. Terzo, vi darò la sapienza, con la quale comprenderete la vera fede e la volontà di Dio. Tornate dunque e state virilmente.
Io che vi ammonisco sono Colui a cui servono gli Angeli; io liberai i vostri padri, li giudicai perché disobbedienti e li umiliai perché superbi. Io fui il primo in guerra e il primo nella passione; seguitemi perciò, per non dissolvervi come cera al fuoco. Perché mancaste alle vostre promesse? Perché disprezzaste il giuramento? Son forse io da meno e più indegno del vostro amico temporale, al quale mantenete fede?
Con me invece, che vi ho dato la vita e l'onore e vi conservo la salute, non mantenete le promesse. Perciò, miei buoni soldati, mantenetele e se non riuscite a farlo, sforzatevi almeno con la volontà; io difatti, commiserando la schiavitù nella quale vi opprime il Diavolo, accoglierò la volontà al posto delle opere. Se a me tornate con amore, lavorate per la fede della mia Chiesa; io vi verrò incontro come Padre, assieme a tutto il mio-esercito.
E vi darò in premio cinque beni. Primo, l'eterno onore mai cesserà di risuonare alle vostre orecchie. Secondo, mai cesserà la vostra visione della faccia e della gloria di Dio. Terzo, mai cesserà la lode a Dio sulla vostra bocca. Quarto, l'anima vostra avrà tutto ciò che desidera e altro non desidererà di più di quel che ha. Quinto, mai più vi separerete dal vostro Dio, e il gaudio sarà interminabile e la vostra vita sarà nella gioia eterna.
Ecco, o soldati, sarà questa la ricompensa se difenderete la vostra fede in me e lavorerete per il mio onore, più che per il vostro. Ricordatevi, se avete intelletto in voi, ch'io sono paziente verso di voi, anche se mi offendete come voi stessi tra di voi non fate. Ma, pur essendo onnipotente e la mia giustizia reclami vendetta contro di voi, tuttavia la mia misericordia, ch'è frutto di sapienza e bontà, ancora vi perdona. Perciò chiedetemi misericordia, perché per amore vi do quello di cui dovrei essere umilmente pregato.
La via dell'inferno invece è aperta e larga e molti entrano per essa. Ma perché non sia del tutto dimenticata e abbandonata la mia via, alcuni amici miei per il desiderio della patria celeste passano ancora per essa, come uccelli svolazzanti di pruno in pruno, e quasi di nascosto e servendo per timore, perché passare per la via del mondo sembra a tutti felicità e gioia. Perciò la mia via s'è fatta stretta e quella del mondo larga; ora grido nel deserto, cioè nel mondo, agli amici miei, che estirpino le spine e i triboli dalla via del Cielo e la propongano agli altri. Sta scritto infatti: Beati son quelli che non mi videro e mi credettero. Così son felici quelli che ora credono alle mie parole ed eseguono le mie opere. Io infatti son come una madre che va incontro al figlio errante, gli porge la lucerna sul sentiero, perché veda il cammino e gli va incontro per amore, accorciandogli il tratto, e s'avvicina e l'abbraccia e si congratula con lui. Così son io con tutti quelli che a me tornano, e andrò incontro con amore ai miei amici e illuminerò il cuore e l'anima loro di sapienza divina. Voglio abbracciarli con ogni gloria e con l'adunanza celeste, dove non c'è il Cielo di sotto e di sopra o la terra di sotto, ma la visione di Dio, in cui non c'è cibo né bevanda, ma il celeste diletto.
Ai cattivi invece s'apre la via dell'inferno, ove caduti non ne usciranno mai più: privati della gloria e della grazia, saranno pieni di miseria e di obbrobrio sempiterno. Perciò dico queste cose e metto in mostra la mia carità, affinché tornino a me, quelli che mi abbandonarono e riconoscano che sono io il Creatore, quello che hanno dimenticato.








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