SALVEZZA ETERNA DELL'UOMO


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Felicità - seconda parte

RICERCA DELLA FELICITA'

FELICITA'
SECONDA PARTE

La vita è sempre in salita o in discesa. Per salire bisogna faticare: in discesa tutti i santi ci aiutano, in salita ci aiutano solo quelli veri. Nessuna ragazza sale in passerella se non a costo di estenuanti digiuni, nessuno sale sul set o scende in campo se non a prezzo di dure prove e allenamenti. Non esiste neppure il colpo di genio senza un'accurata ricerca e una diligente preparazione; nessuna famiglia sta in piedi senza un impegnativa ascesi di comunione fatta di rinunce e di perdono; e nessun figlio nasce e cresce senza il dolore della madre e i sacrifici dei genitori. Direbbe Gesù: "Stretta è la via che conduce alla salvezza, larga quella che conduce alla perdizione". Tutto questo è evidente e Paolo ce ne dà anche la spiegazione: "C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo" [Rom 7,18] e: "L'egoismo infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito desideri contrari a quelli dell'egoismo... Del resto tutti vediamo benissimo quali sono i risultati dell'egoismo umano: immoralità, corruzione, vizio, idolatria, magia, odio, litigi, gelosie, ire, intrighi, divisioni, invidie, ubriachezze, orge ed altre cose di questo genere. Lo Spirito invece produce: amore, gioia, pace, comprensione, cordialità, bontà, fedeltà, mansuetudine, dominio di se" [ Cfr. Gal. 5, 16-17] . Ecco la spiegazione della lotta interiore di ogni uomo. Chi accetta la vita come lotta vive e vince; chi non l'affronta è finito in partenza. "Non sapete -è ancora San Paolo -che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo ! Però ogni atleta è temperante in tutto: essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. lo dunque corro ma non come chi è senza meta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l'aria. Anzi, tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perché non succeda che io stesso venga squalificato" [lCor 9,24-27]. Il rinnegamento che Gesù pone come prima condizione per seguirlo verso il Padre è l'atteggiamento indispensabile per divenire uomini autentici, per vincere nella lotta della vita e soprattutto per non essere squalificati. Il dramma di tanta gioventù è la diserzione dalla lotta della vita, l'autosqualifica nel gioco dell'esistenza. Una vita non può essere corsa senza addestramento, come una partita non può essere vinta senza allenamento. Noi educatori abbiamo una grande responsabilità. Il Duemila che il Signore ci concede è un'occasione per riassumere la nostra vita in tutta la sua verità: ricomincia la partita e noi, ricordalo, siamo nati per vincere. Prendi la tua croce ogni giorno. Ecco un altro tocco di realismo: se accettiamo la vita come impegno e responsabilità ed entriamo nel gioco del rinnegamento di noi stessi, siamo sicuri di imbatterci ogni giorno nella croce. La vita è tutta seminata di croci e Gesù non ci dice di andare a cercarne. Bastano quelle che troviamo; anzi, sono loro che cercano te. Tutto ciò che è cristiano è segnato dalla croce. ..... ciò che non è segnato dalla croce non è cristiano. Portare la croce è difficile. Parlarne è facile. Ma quando la croce arriva, quella vera... La croce si può portare in più modi: sportivamente, ma è molto difficile; stoicamente, sopportando con fortezza l'inevitabile; oppure cristianamente, ed è quello che vorrei insegnarti a fare. Prima di tutto occorre saper scoprire la croce. E non è facile. Per prima cosa c'è il problema del nome. Sì, perché solitamente la si chiama disgrazia, dolore, malattia, prova, guaio, grana o altro: termini con cui chiamiamo tutto ciò da cui derivano i problemi della nostra giornata. Tutte queste cose hanno un solo nome: croce. Chiamala così e avrai fatto il primo passo. Poi, non pensare di scaricarla sugli altri o di eliminarla in qualche modo. No, accettala serenamente, sapendo che dopo ne arriverà un'altra, magari dopo aver appena ripreso fiato [ma non è detto che sia sempre così] . Accettando la croce quotidiana come parte integrante della tua vita, lentamente ti accorgerai che la porti con amore, volentieri, ci hai fatto la spalla. Anzi ti accorgerai che qualcuno ti sta aiutando a portarla. Quando la madre di Costantino, l'imperatrice Elena, andò a Gerusalemme per dare degna sistemazione ai luoghi santi, desiderava soprattutto ritrovare la croce su cui era morto Gesù. Andò al Calvario e in una fossa vicina trovò un gran numero di croci. Erano quelle di tutti i condannati giustiziati sul Calvario. Come riconoscere quella di Gesù ? Si racconta che fece distendere tutte quelle croci e vi fece adagiare sopra dei paralitici : quanti venivano a contatto con una di esse, guarivano all'istante. La scoperta era fatta, il ritrovamento era avvenuto: quella era la croce di Gesù. Così è per noi. Abbracciando la croce e portandola con amore ci si sente diversi, cambiati, trasformati, in una parola, salvati, perché abbracciando la croce si abbraccia Cristo. Dal momento in cui Cristo fu crocifìsso sul Calvario, egli è appeso a tutte le croci. Quante volte hai sentito dire che a seguito di una grande disgrazia qualcuno ha ritrovato la fede o è rinvigorita in chi languiva ? Perché, senza accorgersene, si sono incontrati con Cristo, lo hanno abbracciato sulla croce. Non c'è croce senza Cristo. Chi allontana o disprezza la croce, allontana e disprezza Cristo. Per questo la croce fa bene. Fa crescere, matura, addolcisce, affratella, rende disponibili. Distinguerei gli uomini in due categorie: quelli che hanno portato e sanno portare la croce e quelli che non l'hanno ancora portata o la disprezzano. I primi sono persone mature, i secondi no, perché manca loro l'esperienza fondamentale della vita. Fa' anche questo secondo passo: scopri la tua croce quotidiana e abbracciala con amore; abbraccerai Cristo. All'inizio sembrerà dura, poi la porterai volentieri e farà parte del tuo equipaggiamento per il viaggio della vita. Gesù ce l'ha detto chiaro: "Prendete il mio giogo su di voi... il mio peso è dolce e il mio carico è leggero" [Mt. 12,30]. Questa è la vita. Cristo non soltanto non illude nessuno, ma ci offre la sua amicizia come sostegno: "... venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò" [ M t. 12,28] . ...e seguimi. Dopo aver accettato la vita come impegno e quindi come rinnegamento di noi stessi, dopo aver accettato di portare la propria croce ogni giorno con amore, siamo già sulla strada giusta per raggiungere la felicità, Dio. Gesù ti si è già fatto sentire vicino. Ma dove andare ? Qual è l'orientamento della vita? Ce lo dice Gesù stesso: "Seguimi". Ci vuole una grande fiducia per mettersi a seguire una persona che esige da noi fede totale e incondizionata; che ci chiede di guardare a Lui e seguirlo, sicuri che ci condurrà al Padre e alla felicità. Nel cammino Gesù va tenuto sempre d'occhio, senza perderlo di vista nemmeno un istante, perché "i suoi pensieri non sono i nostri pensieri, le sue vie, non sono le nostre vie" [ Cfr.Fil 55,8] , per cui si rischia di perdere la strada e diventare pecorella smarrita. Tenere sempre d'occhio Gesù vuol dire avere sempre in mano il Vangelo, così come si fa quando si viaggia in una città che non si conosce: non si può abbandonare mai la guida, come a Parigi che può essere percorsa tutta con la metropolitana sotto terra. Bisogna avere fiducia assoluta nelle indicazioni, sicuri che quando saliremo alla superficie troveremo ciò che desideriamo.


Segue ----------> Ricerca della felicità terza parte


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